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IL DEMONE PERSONALE DI TONY STARK

Secondo il mito, il più grande eroe greco dei suoi tempi, il leggendario Achille, quand’era bambino fu immerso dalla madre Teti nelle acque del fiume Stige, che lo resero invincibile; ma per immergerlo la madre dovette tenerlo per il tallone, che rimase così l’unica parte del corpo vulnerabile. In seguito, durante la famigerata guerra di Troia, l’astuto Paride – che era venuto a conoscenza del segreto dell’eroe – lo uccise con una freccia colpendolo proprio nel tallone. Da allora, come sapete, per indicare il punto debole nascosto di una persona si usa dire Tallone di Achille. Ogni eroe mitico ne ha uno e i relativi nemici, giustamente, si affaccendano per scoprirlo.

Ebbene, gli eroi dei fumetti, nonostante siano “super”, non fanno eccezione a questa regola: persino l’inarrestabile Superman – come ben sa la sua nemesi storica Lex Luthor – diventa impotente al cospetto della Kryptonite. nel caso di Iron Man, il concetto di “punto debole” va ben oltre l’intollerabilità fisica a qualsivoglia sostanza; anzi, tutto il contrario, perché si tratta invece di una dipendenza psicologica nei confronti di una sostanza, e cioè l’alcool. Stiamo parlando infatti di un ciclo di storie immortali di Testa di Ferro intitolato molto evocativamente “Demon in a bottle (Il demone nella bottiglia)” e scritte dallo sceneggiatore statunitense David Michelinie, classe 1948, l’autore che più di ogni altro ha saputo caratterizzare il personaggio andando a sviscerare le debolezze e le contraddizioni dell’uomo sotto l’armatura, Tony Stark!

Uscite tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 su “The invincible Iron Man” n°120-128, queste storie raccontano di come il governo americano, tramite lo S.H.I.E.L.D. (l’agenzia governativa di controspionaggio della Marvel) tenti di impadronirsi della Stark International in maniera da assicurarsi una fornitura continua (e a buon mercato) di armi. Con lo scopo di destabilizzare l’immagine dell’azienda, qualcuno incastrerà Iron Man – che ne è il simbolo – facendolo apparire colpevole dell’omicidio di un diplomatico, mentre il rivale Justin Hammer approfitterà di questo momento di crisi dell’eroe per scagliargli contro un numero impressionamene di supercriminali.

Accusato di un delitto che non ha commesso, terrorizzato dall’idea di poter perdere l’azienda e continuamente pressato dall’attacco di nemici sempre più risoluti, Tony subisce un crollo emotivo e non trova di meglio che rifugiarsi nell’alcool: ben presto, bere diventa per lui – come purtroppo avviene in questi casi – l’unica via di fuga ad una realtà troppo complessa e schiacciante che sembra voglia sopraffarlo. L’immagine più emblematica e celebre dell’intera saga è senz’altro quella utilizzata per la cover del n° 128, e segna il più alto punto di lirismo nella gestione del personaggio: Tony si guarda allo specchio in evidente stato confusionale, ha i capelli arruffati e la fronte imperlata da gocce di sudore (freddo); un bicchiere appena scolato è riverso sul mobile davanti a lui, una bottiglia di Whisky aperta luccica proprio accanto all’elmetto di Iron Man.

Sono passati più di trent’anni dalla pubblicazione di “Demon in a bottle” e la sua straordinaria modernità sorprende ancora, tanto per l’argomento affrontato, quanto per il contesto nel quale veniva presentato. Certo, Iron Man non è il primo personaggio dei Comics ad avere avuto problemi di tossicodipendenza: come non ricordare Speedy, il partner di Freccia Verde dipendente da eroina, o Harry Osborn, il migliore amico di Peter Parker (alias l’Uomo Ragno) che assume pasticche di LSD. Ma Iron Man è certamente il primo personaggio del suo livello a farlo. Il primo protagonista di una testata supereroistica che, anziché dare l’esempio, si crogiola (e langue) nel vizio. Come è facile immaginare, all’epoca (oltre trent’anni fa) la cosa fece scalpore.

Si era solo all’inizio della grande stagione del Revisionismo del genere supereroistico, una rivoluzione, per intenderci, paragonabile solo a quello che fu il neorealismo al cinema e che lentamente trasformò gli eroi in costume in esseri kafkiani…Fino ad arrivare a grandi capolavori quali Watchmen, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Born Again, e, all’inizio degli anni ’90, alla Morte di Superman.Per chi non ha mai letto Iron Man, “Demon in a bottle” potrebbe essere un bell’inizio. Proprio questo mese la PaniniComics – nell’ambito di una serie di iniziative legate al Kolossal di prossima uscita – ristamperà e pubblicherà in un corposo volume questa essenziale saga.

Ma non è pubblicità; semplicemente, mi piace consigliare i libri.

Alla prossima settimana. Siateci!

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1 Commento su “IL DEMONE PERSONALE DI TONY STARK”

  1. Rumor: Tony Stark alzerà il gomito in Iron Man 3? | ScreenWEEK.it weblog il 10 gennaio 2010 at 09:01

    [...] in a Bottle“.Quello di Demon in a Bottle, di cui abbiamo abbondantemente parlato sul nostro blog tematico, è un ciclo di storie scritte dallo sceneggiatore statunitense David Michelinie:Uscite tra la fine [...]

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